Vigata è il cuore di una Sicilia che si snoda tra memoria e finzione
per descrivere sé stessa.
Un palcoscenico immaginario che accoglie le sequenze migliori di un'infinita
selezione, montata a regola d'arte da una mano che questa terra la conosce
così bene da saperla reinventare morbida e trasognata.
Basta guardarsi attorno per tirar fuori dalle pagine di Andrea Camilleri
l'altopiano con le case aggrappate alla roccia, le pietre arroventate
dal sole delle ore più calde o rivestite dalla luce dorata di albe
e tramonti, le tegole dei tetti aggrappati alla collina, la sensualità
barocca delle chiese, i muri e i davanzali tracciati come un immenso labirinto
a rilanciare la grandezza di cupole e campanili che si stagliano contro
il cielo di un azzurro terso e profondo.
E' in mezzo a questi geroglifici stampati sul paesaggio immobile che vive
il commissario Montalbano, il poliziotto letterario e televisivo più
famoso d'Italia.
Un colpo di spugna restituisce intatti i profumi e le atmosfere di una
volta, una Sicilia antica e nobile fatta di ville rurali, chiese barocche,
piazze lastricate dove Montalbano si divide fra un delitto, una scaramuccia
con Mimì Augello (interpretato da Cesare Bocci) e un piatto di
pasta con le sarde.
Chiacchiere in piazza Vigata è Ibla, una teoria di saliscendi che
fa da sfondo a innumerevoli momenti della fiction: questa è la
parte più antica di Ragusa, ricostruita dopo il terremoto che distrusse
la Val di Noto nel 1693. In basso un'esplosione di barocco innestato dalla
nobiltà feudale sulla pianta medioevale originaria dell'abitato;
in alto la parte nuova, larghe vie, palazzi moderni.
La piazza principale è una fuga di pietra verso la scalinata di
San Giorgio, una delle due chiese del paese di Montalbano: un'architettura
gigantesca del 1744, che si stringe attorno alla sua cupola.
A valle parte il Corso XXV Aprile: sulla sinistra, appena imboccata la
strada, il circolo cittadino presta i suoi ambienti alla fantasia.
Fondato alla fine dell'Ottocento dai nobili ragusani, nelle sue sale lo
scorrere degli anni è un mormorio lontano tra grandi specchi, affreschi,
i bicchieri di acqua e anice dietro i vetri delle verande, le interminabili
partite a briscola, le sedie impagliate.
Attorno alla piazza le gelaterie preparano deliziosi sorbetti al Nero
d'Avola (un vino perfetto anche sulle grigliate di carne, sulle salsicce,
sui formaggi pepati) e la più canonica granita alle mandorle, ideale
compagna di una bella brioche.
Ma il paese, in tutte le sue sfumature, si gode meglio dall'alto.
A Santa Maria delle Scale sono state girate alcune delle più belle
panoramiche del serial: Ibla si avventa sul fondo del precipizio, infiammata
da una luce che sembra voler divorare questo presepe scavato nella roccia.
Suggestioni che si ripetono a tavola.
Un vero numero di gastronomia ragusana è la cucina della Locanda
Don Serafino al 39 di Via Orfanotrofio, negli antichi bassi di un palazzo
nobiliare del Settecento.
Da non perdere i ravioli di carrubo con bottarga di tonno, il coniglio
farcito con pistacchi di Bronte e pancetta, il dessert di Ragusano su
pasta sfoglia e miele di timo.
Statene certi, Montalbano qui sarebbe di casa.
Quattro passi nel delitto Tagliamo la campagna iblea attraverso una geometria
fantastica di strade che asseconda il territorio percorrendone le mille
venature.
E in fondo a ognuna di queste, una scoperta: un casolare, un ovile, una
torre di avvistamento, o una grotta.
Per visitare quella delle Trabacche è meglio armarsi di buone scarpe,
visto che ci sono da saltare almeno dieci muretti prima di raggiungerla,
ma ne vale la pena. In questo anfratto il commissario scopre le mummie
di due fidanzati stretti nell'ultimo abbraccio e vegliati da un Cane di
terracotta.
La caverna è una catacomba di epoca bizantina; al suo interno,
tre sepolcreti a baldacchino la rendono unica fra quelle ritrovate in
Sicilia. Più avanti, il castello di Donnafugata (non si confondano
gli estimatori di Tomasi di Lampedusa, si tratta di un'omonimia) è
un'imponente villa costruita nel 1865 dal barone Corrado Arezzo sui ruderi
di una rocca trecentesca.
La casa ha 122 stanze e un parco di 8 ettari con finte caverne rivestite
di stalattiti prelevate da altre spelonche, giochi d'acqua, un labirinto
di pietra, giardini all'italiana, all'inglese e alla francese; i saloni
affrescati conservano mobili e dipinti originali.
Nella Gita a Tindari questa è la casa del vecchio boss Balduccio
Sinagra: in cima alla scalinata sorvegliata da due sfingi di marmo, affacciato
alla balconata sormontata dal loggiato gotico veneziano, il vecchio capomafia
svela a Montalbano la soluzione del giallo.
Marinella, dove abita il commissario, è a Punta Secca, a pochi
chilometri da Santa Croce Camerina. Il faro bianco circondato dalle case
colorate dei pescatori è proprio alle porte del borgo: una grande
piazza che si affaccia sul mare, un piccolo bar al centro.
Pochi passi ed ecco la casa del commissario con la lunga veranda, le persiane
verdi di legno che si aprono dalla cammara direttamente sulla spiaggia.
Un piccolo paradiso che Salvo divide solo con la sua Livia, l'attrice
svizzera Katharina Bohm.
La costa da qui è una lunga virgola dorata interrotta dai colori
forti delle barche capovolte, e pare di vederlo il commissario che esce
dall'acqua dopo una nuotata, aspettando lo squillo del telefono trascinato
fino in riva al mare.
Di fianco alla casa, una prua di cemento con i sedili in marmo si allunga
nell'acqua: qui Montalbano si assitta per godersi il calare del sole.
Da Marina di Ragusa la provinciale 25 risale verso il capoluogo.
Dopo pochi chilometri si incontra Villa Criscione dove è stata
girata gran parte del film La forma dell'acqua: la casa dell'ingegner
Luparello, vittima dell'assassinio che dà il via alla storia, è
una splendida masseria fortificata dei primi del Novecento recentemente
restaurata, con saloni affrescati, torrioni merlati, giochi d'acqua e
ruscelletti che sfociano in una bella piscina all'ombra di un patio circondato
da mandorli e carrubi.
D'estate ospita concerti e stagioni teatrali.
Più avanti fermatevi all'Eremo della Giubiliana, una fortezza del
Cinquecento costruita dal Cavalieri di Malta e oggi raffinato albergo
a cinque stelle con aeroporto privato.
Nella Voce del Violino ci vive l'affascinante Michela Licalzi (interpretata
da Alessia Merz) e in una delle sue suite l'antiquario Guido Serravalle
(Giovanni Vettorazzo) confessa a Montalbano di essere l'omicida della
protagonista. Il caso è chiuso A Modica c'è l'altra chiesa
di Vigata: il duomo di San Giorgio svetta su una scalinata che con i suoi
250 gradini attraversa il paese fino al corso principale.
Il prospetto di calcare bianco è tutto un trionfo di barocchetto
siciliano con la facciata convessa e concava, i movimenti plastici che
si distendono intorno alla cella campanaria.
Solo per un attimo lasciamo le tracce del commissario e seguiamo il profumo
del cioccolato visitando la dolceria Bonajuto, un indirizzo per veri gourmet
ma anche per semplici golosi: 300 anni di esperienza senza mai tradire
la ricetta originaria, solo cacao e nient'altro, in straordinaria abbinata
all'essenza di peperoncino, alla cannella, alle scorze di agrumi.
Un altro tesoro sono le impanatigghie, scrigni di pasta frolla farcita
con una felice combinazione di cioccolato e carne bovina tritata.
Tornando verso il mare, Scicli è a due passi. Il palazzo comunale
di quest'altro gioiello barocco è il commissariato di Vigata dove
vigila pirsonalmente di pirsona l'agente Catarella (Angelo Russo).
Via Mormino Penna è una delle più belle strade di Sicilia,
una spettacolare sequenza di chiese e residenze nobiliari tra cui Palazzo
Iacono, in cui è ambientata la questura di Montelusa. Alle spalle,
su una rocca, la chiesa di San Matteo; di fronte, Sant'Ignazio custodisce
un'insolita statua della Madonna raffigurata a cavallo e con la spada
sguainata. Sulla litoranea, a Donnalucata, Salvo dà appuntamento
alla bella Ingrid che giunge a bordo di una fiammante Ferrari.
Qui il commissario e la fimmina svidisa si guardano per la prima volta
negli occhi, mettendo alla prova la fedeltà di Montalbano per la
sua Livia.
Loro non hanno avuto tempo di prendere un gelato, ma voi sì: imperdibile
quello alle carrube del bar Blue Moon, dietro una delle case basse che
si affacciano sul mare.
Proseguiamo lungo la costa in direzione sud fino a Contrada Sampieri dove
l'ex fabbrica di mattoni Pisciotto, la Mannara della Forma dell'acqua,
è il teatro dell'omicidio dell'ingegner Luparello.
E' un curioso esempio di archeologia industriale di fine Ottocento, con
mura a secco.
Da lontano, perso fra la campagna e il mare che bagna una spiaggia di
sabbia finissima, sembra un tempio: colonne, archi, volte.
Al porto di Pozzallo, sempre nella Forma dell'acqua, l'eroe di Camilleri
per la prima volta se la vede brutta e finisce a terra ferito. Sullo sfondo,
la Torre Cabrera e la banchina da cui partono le navi per Malta.
Non resta che tornare a Ibla e aspettare che faccia buio, quando la città
vecchia appare come sospesa al chiarore lunare che scende a sfiorare le
strade.
E' una di quelle notti che non succede nulla: buona per voi, ma non per
Montalbano. Lui, con una notte così chiatta, si arrisbiglia e non
prende più sonno.
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